5 tappe verso la guarigione

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Il trailer

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I pazienti Over 65

Il viaggio con l’epatite C, per molti pazienti italiani, è iniziato tra gli anni ’60 e ’80 del secolo scorso: in tanti hanno contratto l’infezione quando il virus non era ancora stato identificato e in ospedali e studi medici non si seguiva un’adeguata profilassi. Per esempio, le siringhe di vetro che si usavano un tempo sono state uno dei maggiori veicoli dell’infezione.

Ecco perché una percentuale elevata di persone con HCV ha più di 65 anni. Per loro, affrontare e seguire il percorso di cura può essere difficile, perché i farmaci antivirali si aggiungono alle medicine da assumere per i problemi frequenti in questa fase della vita: diabete, ipertensione, colesterolo…

In passato, gestire insieme, ogni giorno, tutte queste terapie e i loro effetti collaterali era un serio ostacolo per molti over 65: oggi ci sono nuove terapie, molto più semplici e maneggevoli, adatte anche a loro.

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I pazienti co-infetti

Trovare la terapia adatta: una grande sfida nel caso dei pazienti “co-infetti”, quei pazienti che, insieme all’infezione da HCV, presentano anche quella da HIV, il virus dell’immunodeficienza umana. Queste due infezioni associate creano molte difficoltà alla cura.

Lo stato di co-infezione può accentuare e rendere ancora meno tollerabili gli effetti collaterali delle terapie convenzionali. Inoltre, in questi pazienti le terapie anti-HCV possono risultare meno efficaci a causa della compromissione del sistema immunitario e degli effetti collaterali delle terapie per l’HIV.

Ma oggi, grazie agli antivirali di nuova generazione, con effetti collaterali praticamente inesistenti, anche le persone co-infette possono curarsi con successo, altrettanto bene degli altri pazienti.
Per loro si apre finalmente una nuova prospettiva: dover gestire una sola infezione, quella da HIV, invece di due.

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Il valore del rapporto con il medico

Per un medico tutti i pazienti sono uguali, ma nessun paziente con HCV è uguale all’altro.
Ogni paziente ha la sua storia e le sue specifiche esigenze di cura, che oggi possono essere soddisfatte attraverso terapie personalizzate.

Per questo, nel percorso di cura dell’HCV il rapporto del paziente con il medico è ancora più importante. Di fronte alle differenti opzioni terapeutiche disponibili, solo il medico può indicare quella più appropriata per il profilo specifico del paziente, condividendo con lui la scelta.

Inoltre un rapporto positivo e aperto con il proprio medico aiuta a seguire meglio la terapia. Anche oggi che le terapie anti-HCV sono più brevi, non hanno quasi effetti collaterali e soprattutto permettono a tanti pazienti di ottenere a guarigione, è importante condividere con il medico ogni dubbio prima di iniziare la cura e segnalargli ogni problema durante la terapia. Per superare gli ostacoli insieme e insieme arrivare al traguardo.

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I pazienti con insufficienza renale

I pazienti con HCV e insufficienza renale cronica sono considerati pazienti “fragili” e “difficili”. Da un lato, l’infezione da HCV può contribuire aggravare il danno ai reni. Dall’altro, l’insufficienza renale limita la possibilità di curare l’infezione da HCV.

Infatti, la compromissione del sistema renale rende più tossici i farmaci usati per eliminare l’infezione e comporta molte precauzioni nel loro uso.
Per questi pazienti, il tempo corre: finché non si liberano dall’infezione da HCV, difficilmente accedono al trapianto.

Oggi per loro c’è una nuova opportunità: terapie duttili ed efficaci, con effetti collaterali di entità trascurabile, consentono trattamenti personalizzati in grado di rispondere anche ai loro bisogni terapeutici. Ma la tempestività è fondamentale.

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La prevenzione

E una volta arrivati al traguardo? Per chi raggiunge la guarigione, il punto di arrivo è anche un punto di partenza: la prevenzione.
Prevenire è fondamentale non solo per non contrarre il virus, ma anche non reinfettarsi una volta guariti. Chi ha eliminato l’HCV, non acquisisce immunità e, se non adotta comportamenti adeguati, corre gli stessi rischi delle persone mai infettate.

Per prevenire l’epatite C, c’è un solo modo: interrompere la catena del contagio. Questo significa adottare tutte le misure in grado di bloccare la trasmissione dell’HCV, in particolare evitare ogni tipo di contatto con il sangue di persone contagiate e proteggersi nei rapporti sessuali promiscui.
Ma prevenzione significa anche stroncare sul nascere la diffusione dell’HCV attraverso il trattamento precoce di tutti i nuovi diagnosticati. Ogni paziente che elimina l’infezione, è una porta che si chiude alla possibile diffusione del virus.